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Paragrafo 2 . Il pensiero teoretico.
     
I  discorsi  di Socrate, come abbiamo visto, avevano  una  finalit
pratica, cio morale: a Socrate interessava che ciascuno conoscesse
che  cosa    Bene e che cosa  Giustizia, perch  egli  mirava  al
comportamento   buono  e  giusto  degli  uomini.  Ma,   una   volta
individuato  il  legame  indissolubile tra agire  e  conoscere,  la
conoscenza  prevale  sull'azione: le  discussioni,  i  dialoghi  di
Socrate  con  i suoi interlocutori, si incentrano su  questioni  di
comportamento quotidiano, su problemi pratici, ma sono  finalizzati
alla soluzione di problemi teoretici.
     La  definizione  un problema teoretico. Il verbo  theoro  in
greco  significa prima di tutto guardare, osservare  e  si  usa  in
relazione  a  spettacoli (theorma  lo spettacolo,  la  festa);  a
questo  primo  significato se ne affianca  un  altro,  strettamente
legato  all'osservazione, quello di giudicare. Quando Socrate  pone
la  domanda "Che cosa ?" (t esti) chiede di osservare e formulare
un   giudizio,   ma   l'osservazione,  proprio   perch   destinata
all'elaborazione di un giudizio, non pu limitarsi ai nostri sensi,
deve  impegnare prima di tutto la ragione; l'uso della ragione,  la
riflessione  sull'oggetto osservato, sul theorma, lo trasforma  da
"spettacolo" in "dimostrazione razionale".
     I  dialoghi  di  Platone,  che nella loro  forma  esteriore  e
nell'ambientazione riproducono scene di vita quotidiana,  hanno  un
unico  obiettivo, teoretico, che  quello gi proposto da  Socrate:
la definizione, l'individuazione e la conoscenza di "che cosa " la
realt   nei   suoi   caratteri  generali,  universali,   astratti,
indipendentemente dai casi particolari.
     
Le condizioni della conoscenza.
     
Platone parte dalla convinzione che esista una realt da conoscere,
e  questa    una  convinzione pi antica della stessa  riflessione
filosofica; da Socrate egli 

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spinto alla ricerca con una motivazione di tipo etico; di originale
vi  aggiunge  la ricerca delle condizioni che rendano possibile  la
conoscenza. Questo  il grande sforzo teoretico di Platone. Solo se
teniamo presente tale esigenza, sar possibile comprendere  il  suo
complesso sistema.
     Gi  Parmenide,  Eraclito e Anassagora avevano individuato  un
principio  fondamentale:  l'esistenza  di  un'omogeneit  fra   gli
strumenti  e  l'oggetto  della  conoscenza.  L'Essere,  per  essere
pensato, deve essere pensiero; il Lgos pu riconoscere ci che  il
Lgos  ha ordinato. Come la vista conosce gli oggetti visibili,  ma
non  i  suoni,  cos la nostra mente pu conoscere oggetti  che  le
siano omogenei.(2)
     Quando  Platone  si  avventura nella ricerca  della  struttura
dell'Essere,  quando  vuol sapere non solo "che  cosa  "  Virt  o
Giustizia, ma che cosa sono tutte le cose, parte dalla convinzione,
maturata  gi nei filosofi pi antichi, che la mente umana  sia  in
grado  di  assolvere a questo difficile compito. Quindi egli  cerca
nell'Essere una struttura omogenea a quella della mente, che  pensa
e che vede con "occhi" ben pi acuti di quelli sensibili.
     Gi  i  filosofi  antichi avevano svelato il Tutto  e  avevano
portato  alla luce la Verit (Altheia) offrendone per una visione
totale:  il  Tutto nella sua interezza, anche quando si  presentava
sotto  la  forma  dell'eterno divenire di Eraclito  o  degli  atomi
infiniti di Democrito. Platone non si accontenta di questa  visione
totale,  vuole  una  conoscenza analitica  del  Tutto:  vuole  cio
scoprire  le relazioni che operano al suo interno, perch l'Essere,
nella  sua identit ed eternit,  per Platone qualcosa di vivo  ed
egli vuole conoscere le leggi che regolano questa vita eterna.
     L'identit  fra  la struttura dell'Essere e la  struttura  del
pensiero,  l'identificazione delle Idee, le "visioni della  mente",
con  la realt, sono la grande scoperta dell'idealismo; il rapporto
fra  queste  due  strutture rappresenta il  grande  problema  posto
dall'idealismo.  Gli  idealisti,  da  Platone  a   Hegel,   parlano
ovviamente di una struttura preesistente ed eterna dell'Essere alla
quale  il  pensiero  umano si adegua riuscendo cos  a  conoscerla,
perch  conoscere non  pi soltanto svelare, ma anche rispecchiare
la  realt,  cio  conformarsi ad essa.  I  critici  dell'idealismo
affermano  invece che gli idealisti hanno immaginato  la  struttura
del reale partendo dalla struttura del loro pensiero.

